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Videogiochi: si o no?

Videogiochi: si o no?

Videogiochi: si o no? E’ l’interrogativo che, tra una mail e un messaggio a cui rispondere, si pongono i genitori 2.0 .

Videogiochi: si o no? Questo il dilemma che (parlo da mamma) ci poniamo noi genitori della generazione 2.0.

Perché è inutile nasconderlo: i primi ad essere, in qualche modo, ossessionati dalle nuove tecnologie siamo proprio noi. Noi che, mentre i nostri figli ci parlano, rispondiamo alla mail del capo, partecipano alla conversazione di gruppo su what’sapp o controlliamo gli aggiornamenti di stato su Facebook di amici e parenti vari.

“I bambini da subito interiorizzano gli stili comportamentali che apprendono direttamente dalle figure di riferimento”

ha spiegato all’agenzia di stampa AdnKronos, Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente di Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico.

Morale: se noi per primi non abbiamo chiaro cosa sia corretto fare e cosa no, come possiamo pretendere che i nostri figli abbiano una condotta equilibrata?

E qui veniamo al punto della questione, poiché da ormai qualche anno, gran parte del tempo libero dei bambini viene dedicato ad attività ludiche, sempre più tecnologiche e rappresentate, per l’appunto,  da videogiochi e relativi supporti: consolle, smartphone e tablet.

Che ai bambini piaccia giocare non si mette in discussione, così come non discutiamo l’importanza che il gioco riveste nello sviluppo relazionale e cognitivo dei minori; quello che, invece, vorremmo capire è se la funzionalità di videogiochi & Co. sia la stessa, a livello di apprendimento e sviluppo delle varie capacità, dei classici giochi senso-motori o dei giochi simbolici  o, ancora, dei giochi di ruolo che ci hanno accompagnato durante la nostra infanzia.

Mi sono documentata e ho scoperto che, come sempre, le posizioni sono contrastanti.

Da un lato c’è chi sostiene, infatti, l’utilizzo di questi strumenti tecnologici, ovviamente nei limiti, e chi, invece,  si oppone tassativamente al loro impiego.

Il via libera è caldeggiato da chi è convinto che i videogiochi aiutino a sviluppare alcune capacità percettive e senso-motorie.

Nello specifico i videogiochi faciliterebbero l’approccio alla cultura e al pensiero tecnologico e stimolerebbero i processi mentali (memoria, capacità di pensiero induttivo, etc.), la capacità di calcolo e di formulazione di strategie vincenti, la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, oltre che la coordinazione oculo-motoria.

Per non parlare dell’interazione sociale che, sempre secondo i sostenitori, svilupperebbe una sorta di intelligenza “di gruppo” capace di esercitare un sistema cognitivo complesso.

Fantastico! Detta così prendo mio figlio, lo piazzo davanti a Playstation, IPad o Smartphone e mi ritrovo un specie di matematico in erba, problem solving e pure socialite!

Ma poi vado sul fronte degli oppositori e mi sento dire che i rischi legati all’eccessivo o scorretto utilizzo da parte dei bambini di videogiochi & Co. va all’estraniamento dalla realtà alla mancanza di empatia, dalla sedentarietà al sovrappeso, dall’eccessivo senso di potere e controllo fino ai disturbi della vista.

Mi informano anche sul forte impatto, a livello comportamentale, che alcuni videogiochi violenti potrebbero avere sul comportamento di mio figlio.

Uno studio dell’Università del Missouri avrebbe evidenziato, infatti, come i videogiochi violenti desensibilizzano il cervello alle immagini “crude” e inducono a comportamenti aggressivi. Soprattutto nel periodo della preadolescenza, l’esposizione ripetuta alla violenza presente in questi strumenti eserciterebbe un’influenza significativa che influenza e incrementa quei sentimenti, quelle cognizioni e quei livelli di attivazione correlati all’aggressività , già presenti nel ragazzo.

Ok, ridimensiono la mia visione positiva sull’impiego dei videogiochi, ma nello stesso tempo tiro anche un sospiro di sollievo poiché, per mio figlio, i vari GTA, Call of Duty e sparatutto non rientrano nella lista dei giochi desiderati.

Tra fautori del si e del no c’è, tuttavia, un accordo di massima sulla quantità di tempo concesso per giocare. Il troppo non è mai consigliabile; esiste, infatti,  il rischio che il confine tra uso di questi strumenti e abuso diventi troppo sottile e nel bambino si crei una vera e propria dipendenza da videogiochi.

A tal proposito gli esperti informano che durante il gioco con i videogames si crea un incremento della produzione di dopamina, neurotrasmettitore coinvolto nell’apprendimento e nel consolidamento mnemonico delle nuove informazioni, ma anche correlato con il potenziamento del comportamento aggressivo, legato al piacere ed alla ricerca di nuove ed intense emozioni.

Nei bambini che giocano con i videogames, tutti i giorni per più di 5 ore, si verificherebbe, dunque, un sovraccarico di informazioni che li rende incapaci di ritenere, gestire, elaborare ed interpretare la mole di dati cui si trovano esposti.

Questo effetto è stato riscontrato in particolar modo con quei videogiochi che presentano una perfezione grafica tale da ridurre notevolmente la distanza tra realtà e finzione;  il contatto precoce, intenso e prolungato renderebbe difficoltosa al bambino l’individuazione del confine tra uomo e macchina, animato ed inanimato, fantasia e realtà.

 Il rischio, spiegano gli esperti, è quello che i ragazzini sviluppino una personalità compulsiva ripetitiva e problematiche psichiche che possono sfociare nello scollamento totale dalla realtà.

La fascia di età più a rischio è compresa tra i 10 e i 12 anni.

«Sono gli adulti stessi ad essere stati sedotti da internet, e spesso si tende a trasmettere questa seduzione ai figli, perché non c’è una baby sitter più efficace, più formidabile e più a basso costo di un tablet, di un telefonino o di una qualsiasi applicazione digitale»

ha spiegato al Corriere della Sera, Federico Tonioni, fondatore presso il Policlino Gemelli di Roma del centro specializzato nella cura di adolescenti che presentano ritiro sociale, dipendenza da internet e psicopatologie legate al cyberbullismo.

Insomma alla luce di tutto ciò: Videogiochi: si o no?  Credo che il buon senso sia la risposta migliore e, come ci insegna Tonioni, cerchiamo di passare più tempo con i nostri figli o, quanto meno, lasciamo perdere per un attimo il nostro “prezioso” smartphone e prestiamo attenzione ai nostri ragazzi. 

PS: ho messo a frutto la passione di mio figlio per i videogiochi facendogli scrivere una recensione dei suoi preferiti; questa la prima che ha fatto 😉

 

Daniela “Benny” Benazzi

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